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Fonditori di campane per Troia

Stampa d’epoca – Riproduzione della cartolina intestata (degli anni 1940) della Ditta Nicola Giustozzi di Trani.

 

Fino alla fine del 1800 le campane di Troia vennero fuse sul posto da qualche fonditore itinerante, poiché a quel tempo erano notevoli le difficoltà relative al loro trasporto. Ce lo testimoniano vari documenti conservati nella Curia Vescovile (che esamineremo nel corso della trattazione) e il rinvenimento, nel gennaio 1960, di sagome a forma di campana al di sotto della pavimentazione della Cattedrale. Anche le buche ritrovate nei pressi dell’abside della stessa Basilica, oltre ad avere la funzione di fosse granarie, potevano fungere appunto da fornaci per gettarvi bronzo fuso con cui modellare campane, ma quest’ultima è soltanto una supposizione. A fondere le nostre campane nei secoli XIX e XX sono state soprattutto la Premiata fonderia artistica Nicola Giustozzi di Trani (chiusa dalla metà degli anni 1980) e la rinomata e antica fonderia pontificia Marinelli di Agnone (Isernia), dove si fanno campane da tempo immemorabile. Le prime notizie sull’attività di questa fonderia risalgono infatti al 1339 (in quell’anno un Marinelli di nome Nicodemo, mise la sua firma su una campana fusa per la chiesa parrocchiale di Posta Fibreno, in provincia di Frosinone) ma è quasi certo che in questo centro del Molisano, che dall’alto di un colle domina la vallata del Verrino, la fonderia esista addirittura dall’anno mille. Nel fitto albero genealogico della famiglia Marinelli, ricostruito da Antonio Arduino e riportato nel libro "Arte e fuoco" di Gioconda Marinelli, si inseguono notizie e nomi di campanari vissuti a partire dai sec. XIV e XVIII (Nicodemo, Lattanzio, Donato Antonio, Francesco, Giovannangelo etc.) fino ad arrivare ai due fratelli di cui uno ancora vivente, Pasquale (1921-viv.) ed Ettore (1924-1981). Quest’ultimo, dal matrimonio con Angela Nugnes, ha avuto tre figli, Armando, Paola e Pasquale Jr. Ettore si interessava delle raffigurazioni nei sacri bronzi; Armando e Pasquale jr., assieme all’ ultraottantenne zio Dottor Pasquale, titolare dell’azienda di Agnone Marinelli, portano avanti la secolare tradizione della fonderia. Qui i metodi di lavoro, tramandati di padre in figlio, seguono ancora fedelmente la prassi medievale e, mentre i costruttori del Nord Europa per ottenere le note lavorano con il tornio sugli spessori di bronzo, i Marinelli ottengono la nota con la colata, aumentando o diminuendo con le argille lo spessore tra anima e mantello. Nel 1950, in seguito ad un devastante incendio, la fonderia fu trasferita dal centro antico di Agnone a quella che era la periferia del paese, negli spaziosi locali di un vecchio granaio. Numerose sono state le onorificenze ricevute dalla Marinelli nel corso dei secoli per le campane inviate in tutto il mondo, ad esempio la medaglia all’ Esposizione Universale di Londra (sezione italiana) nel 1862 e il diploma d’onore ricevuto dal re Vittorio Emanuele II lo stesso anno. Il titolo di "pontificia" fu concesso alla fonderia nel 1924 da papa Pio XI, "con facoltà di innalzare lo stemma della stessa Santità Sua". E frequenti, nel corso degli anni, sono stati i rapporti avuti con i diversi pontefici dalla famiglia Marinelli: Giovanni XXIII commissionò alla fonderia di Agnone il grandioso concerto di campane della basilica di S. Paolo a Roma; sotto il pontificato di Paolo VI venne fusa la campana del Concilio destinata alla Cattedrale di S. Patrizio a New York; anche il brevissimo pontificato di Giovanni Paolo I è stato ricordato nel bronzo delle "campane del sorriso".

 

Stampa del 1912 – Riproduzione di un depliant illustrativo della fonderia Marinelli di Agnone.

Stampa degli anni 1920 - Riproduzione della carta intestata della fonderia Marinelli di Agnone, con l’elenco delle numerose onoreficenze ricevute.

Sotto papa Wojitila, ad Agnone sono state fuse diverse campane tra cui quella della pace donata all’Onu e l’ultima, quella del Giubileo 2000, del peso di cinque tonnellate. Tra le altre campane celebri fuse ad Agnone ricordiamo la campana per il santuario di Lourdes nel centenario della miracolosa apparizione (1958), la commemorativa del primo centenario dell’Unità d’Italia (1961), la Kennedy Bell (1964), quella di Medjugorie (1988) fusa in occasione dell’anno mariano; la campana della "Perestrojka" per lo storico incontro del Papa con Gorbaciov (1989); la campana della Regina Elena di Savoia presso la sua tomba a Montpelier, il campanone del centro sportivo di Sapporo in Giappone (1990), la campana per le celebrazioni Colombiane del 1992, il campanone di Antillo in provincia di Messina, dedicato ai dispersi di tutte le guerre (1993), la campana dell’amicizia per il Museo di Pechino (1994). In mille anni, da quando esiste la Marinelli, diverse migliaia di campane sono uscite da questa fonderia per prendere le vie del mondo e tutte devono la loro fama all’altissima qualità del suono, tanto limpido quanto potente.

Nel 1999, in alcuni locali attigui alla fonderia è nato il "Museo Storico della Campana Giovanni Paolo II", in cui sono esposti studi, modelli, antichi attrezzi e calchi per la decorazione dei bronzi, oltre alla più vasta collezione del mondo di campane tra cui rilievo particolare è dato alla cosiddetta "Campana dell’Anno Mille". Il Museo conserva inoltre antichi documenti e testi rari come l’edizione olandese del 1664 del "De Tintinnabulis" di Girolamo Maggi, definita la "Bibbia" dell’arte campanaria. Il Museo assurge così a punto di riferimento internazionale: la biblioteca, l’archivio, la sala convegni, lo spazio proiezioni sono fucina di lavoro e di studi sull’arte delle campane, dove si confrontano studiosi e fonditori per discutere delle attività di formazione professionale e per approfondire campi di ricerca interessanti (le origini dei sacri bronzi, i diversi usi, l’evoluzione delle tecniche di lavorazione e degli impianti etc.).

Foto da depliant della fonderia Marinelli di Agnone – applicazione degli ornati in cera sulla falsa campana e preparazione dell’anima.

Foto da depliant della fonderia Marinelli di Agnone - distruzione della falsa campana e rifinitura

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