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Le Nostre Campane possono di nuovo parlare !

RIPRISTINATO IL MELODIOSO CARILLON DEL SANTUARIO DELLA MADONNA MEDIATRICE

Com’è noto, il Santuario della Mediatrice venne costruito sul luogo dove sorgeva un ex convento di Monache Clarisse. Fu l’infaticabile e zelante Padre Comboniano Bernardo Sartori (Treviso, 1897-Ombaci, Uganda, 1983) a scegliere quel posto come sede del suo "Seminario del Mezzogiorno per le Missioni Africane", affinchè la "Stella Missionaria" potesse essere sempre più splendente. Egli lo edificò grande e bello col sudore della sua fronte, col duro lavoro delle sue instancabili braccia e con la preziosa cooperazione della gente di Troia. Nel settembre del 1931, grazie anche all’aiuto di alcuni chierici e fratelli comboniani della Brianza, fu terminata la costruzione del campanile, che doveva risultare, secondo il volere dello stesso Padre Sartori, "forte e capace, un campanile a prova di cannone".

Mancava però una voce che, tra quei finestroni, potesse spandere le proprie onde sonore invitando solennemente il popolo di Dio alle sacre funzioni. C’era a disposizione solo una vecchia campana rotta, forse appartenente all’antica chiesa del monastero. Padre Sartori la mandò alla ditta De Poli di Vittorio Veneto per farla rifondere, ma invece di una ne aggiunse poi altre otto. Era il 1933, Anno Santo della Redenzione voluto da papa Pio XI. Le nove campane furono realizzate di differenti dimensioni e peso (rispettivamente 20Kg, 25Kg, 30Kg, 45Kg, 60Kg, 100Kg, 110Kg, 160Kg e 220 Kg) e su tutte i fonditori impressero altorilievi con simboli della Scrittura e della Liturgia. Sulle cinque più grandi furono finanche stampigliati dei motti dettati da Padre Bernardo. Sulla quinta campana fu scritto:"CIVITATIS TROJAE MEMORIAM HONORO" (Trad. "Faccio onore alla memoria di Troja"); sulla quarta: "BENEMERENTIUM ITALIAE NOSTRUM FAVORES CLAMO" (Trad. "Proclamo i favori dei nostri benefattori d’Italia"); sulla terza : "HUJUS DOMUS PARVULIS SANTITATEM MONEO" (Trad. "Esorto alla santità i ragazzi di questa casa"); sulla seconda: "EVANGELIZANTIUM AFRICAE LABORES SONO" ("Suono le fatiche di coloro che evangelizzano l’Africa"); e infine sulla prima campana, che misura 71 cm di diametro, "ANNO JUBILARI MCMXXXIII GRATIARUM DOMINAE GLORIAM CANO" (Trad. "Giubileo 1933: canto la gloria della Madonna delle Grazie"). La vera particolarità di queste campane consisteva però nell’essere intonate alla scala musicale, così da poter eseguire brevi motivi e melodie se suonate ritmicamente. Geniale fu a questo proposito l’idea di Padre Sartori: per la Pasqua del 1933, quando le nuove campane suonarono per la prima volta, commissionò all’artigiano Checco di Treviso un particolare dispositivo automatico, che con termine tecnico viene chiamato "Carillon". Il suo funzionamento era pressappoco il seguente: mentre i battagli delle campane venivano tenuti vicini ai rispettivi orli attraverso tutto un sistema di corde e fili tesi, un rullo di forma cilindrica con sopra infissi dei chiodi veniva fatto ruotare. Man mano che il rullo girava, i chiodi agivano sui fili facendo rintoccare le campane quasi con la velocità di un pianoforte. Il meccanismo si metteva in moto al mattino, mezzogiorno e alla sera eseguendo la canzoncina mariana "E’ l’ora che pia" e l’aria "Sorgi o madre", composta da Padre Sartori e musicata dal maestro Vincenzo Cimaglia.

Quando dopo poco tempo il delicato marchingegno si guastò fu sostituito da una più semplice tastiera di legno, collocata posteriormente al campanile, dalla parte del tetto del santuario. E così il carillon fu suonato "manualmente" picchiando con i pugni sulle placche lignee della stessa tastiera.

In tempo di guerra il carillon della Mediatrice cadde nel dimenticatoio e mai più tutte le nove campane poterono far sentire il loro canto squillante e melodioso. Sono passati più di 60 anni da allora, e oggi la Comunità della Mediatrice, col Parroco del Santuario Padre Giuseppe De Feo, animati da grande sensibilità per la dolce voce delle campane, hanno promosso una lodevole iniziativa: il ripristino dell’intero concerto di campane, finora solo parzialmente elettrificato. Si è rinnovato così l’originalissimo e generoso dono fatto dal fondatore del Santuario al suo amato popolo troiano nel lontano 1933.L’elettrificazione completa del concerto è stata affidata alla ditta Giannattasio di Pontecagnano (Salerno) che, nell'ultima settimana di settembre u.s. ha provveduto ad istallare l’impianto della soneria mediante un moderno computer. Ora le sei campane più grandi sono motorizzate, mentre tutte e nove, opportunamente fornite di telebattenti, possono eseguire melodie e canti popolari.

 

 
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